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La mostra di Cézanne si tiene a Palazzo Strozzi (Firenze) dal 2 Marzo al 29 Luglio 2007, in occasione del centenario della morte dell'artista (1839 – 1906).
Paul Cézanne : la biografia

Paul Cezanne: autoritratto
Alla fine dell’Ottocento Paul Cézanne era lontanissimo dall’essere considerato ‘padre della pittura moderna’. La sua prima personale risale al 1895, quando aveva ormai 56 anni. La organizzò il mercante Ambrosie Vollard nella sua galleria a Parigi con risultati modestissimi. Per i primi riconoscimenti ufficiali bisognerà infatti aspettare il Salon d’Automne del 1904 e, soprattutto, la mostra commemorativa del 1907. Il genio innovatore di Cézanne fu in effetti compreso solo dopo la morte. E dopo di lui niente, in pittura, è stato più come prima.
Era nato ad Aix da una famiglia benestante: il padre Louis-Auguste, banchiere, sperava vivamente di farne un avvocato. Cézanne iniziò dunque studi di diritto, ma frequentò anche la locale scuola di pittura, passando le sue giornate con Émile Zola e altri giovani che sarebbero un giorno divenuti artisti e poeti. Diviso tra codici e pennello, tra dovere e vocazione, Cézanne scelse quest’ultima. E dopo un periodo di accesi contrasti, anche il padre dovette accettare la scelta.
Incoraggiato da Zola, nel corso degli anni Sessanta andò più volte a Parigi, dove frequentò i corsi dell’Académie Suisse, copiò al Louvre le opere degli antichi maestri, soprattutto veneti e spagnoli, visitò il Salon des Refusés e frequentò intellettuali e artisti, fra cui alcuni dei futuri maestri dell’Impressionismo. Le sperimentazioni pittoriche del periodo giovanile si distinguono per i toni scuri e cupi, per gli impasti pesanti e crudi della materia, che rievocano Delacroix e Courbet.
Nel 1870 scoppia la guerra tra Francia e Prussia e per evitare la chiamata alla armi Cézanne lascia Parigi per la Provenza, trasferendosi all’Estaque, nel golfo di Marsiglia, insieme a Hortense Fiquet, sua modella, poi moglie e madre del figlio Paul.
In quegli anni trascorre comunque lunghi periodi in campagna, a nord di Parigi, insieme all’amico Camille Pissarro - fra tutti gli impressionisti quello a cui era più legato - e qui inizia a dipingere en plein air. Il decennio 1872-1882 è quello di maggiore vicinanza all’Impressionismo: Cézanne aderisce al gruppo attraverso una personale scoperta del colore e della luce e partecipa a due delle otto mostre collettive del movimento: nel 1874 e nel 1877.
C’è che il suo rapporto con i contemporanei è decisamente conflittuale: il pubblico non lo gradisce, i critici lo snobbano quando non lo stroncano con disprezzo. Non è ammesso ai Salon parigini se non a quello del 1882, dove domina una pittura accademica e tradizionalista. Tra i rari ammiratori il collezionista Victor Chocquet, e più tardi Egisto Paolo Fabbri e Charles Alexander Loeser.
Negli anni Ottanta e i nei primi anni Novanta, insiste a dipingere degli stessi soggetti (paesaggi, marine, bagnanti, giocatori di carte, nature morte e la famosa montagna Sainte-Victoire) allo scopo di migliorarsi e raggiungere la réalisation, mentre il suo stile si distacca da quello degli impressionisti per una nuova attenzione allo spazio e alla volumetria delle forme.
Se pochi erano in grado di apprezzarne i dipinti, ancor meno erano quelli che comprendevano la scelta di Cézanne di vivere nella solitudine della campagna provenzale, tra Aix, Gardanne, l’Estaque e la tenuta di famiglia del Jas de Bouffan, oggi inglobata nella città di Aix.
Il carattere, da sempre ombroso, si fece più chiuso: deciso a non ricevere gli ammiratori parigini, che pure insistevano per fargli visita, l’artista visse gli ultimi anni arrabbiato con il mondo intero, malato e trascurato, fino a morire di polmonite per esser rimasto troppo a lungo a dipingere all’aperto.
La sua pittura, sempre più folgorante nelle opere della vecchiaia, aveva comunque cominciato ad attrarre i primi e più moderni ammiratori: “Tutto in natura si modella secondo la sfera, il cono, il cilindro. Bisogna imparare a dipingere sulla base di queste figure semplici, dopo si potrà fare tutto quello che si vorrà”, diceva Cézanne a Émile Bernard nel 1904. Viene subito in mente qualcuno che “farà tutto quello che vorrà”: Picasso e i cubisti.
In pochi anni l’immagine si ribalta e la fama dilaga: Cézanne diventa appunto il “padre della pittura moderna”, interpretato in mille modi a seconda del momento e della personalità di critici ed artisti. Senza di lui tanta arte del Novecento sarebbe impensabile.
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